Slow Food
   

«Dobbiamo perseguire il diritto al buono e al bello»


Italy - 24 Oct 10

Gli incontri di Terra Madre 2010 hanno avuto il loro momento più coinvolgente e significativo nella cerimonia di chiusura al PalaOlimpico. “Sostenibilità e politiche alimentari”, il documento imbastito sotto l'egida dell'Università di Scienze gastronomiche, durante i quattro mesi della Scuola di Alti Studi, e che ha raccolto le suggestioni dei forum online e opinioni di altre Università italiane e straniere, oltre ai contributi arrivati durante gli incontri all' Oval, è stato presentato al pubblico da otto intellettuali che ne hanno definito le linee operative e ne sono i capofila. L’elaborato mette nero su bianco le volontà e gli obiettivi condivisi delle comunità del cibo. Dopo una breve dimostrazione di un gruppo di animalisti, Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, ha dato la parola a: Carlo Petrini, presidente Slow Food; Marcello Buiatti, docente di Genetica presso l’Università degli Studi di Firenze; Vandana Shiva, scienziata; Serge Latouche, professore di Scienze economiche presso l’Università di Paris-Sud; Raj Patel, scrittore ed esperto di politiche alimentari; Manfred Max-Neef, economista e ambientalista; Daniele Giovannucci, co-fondatore e direttore esecutivo del Committee on Sustainability Assessment; e Angelo Consoli, direttore della Foundation on Economic Trends. Marcello Buiatti, per rispondere alle proteste degli animalisti, ha sottolineato che i diritti umani devono convivere con i diritti degli animali: «L'uomo è solo una piccola parte dell'ecosistema che, a differenza delle macchine, è in grado di adattarsi ai cambiamenti. L'industria sta cercando di controllare gli ecosistemi, appiattendo le differenze. Le multinazionali sono lobby potentissime, capaci di influenzare le decisioni dei legislatori. Se ci uniamo riusciremo a cambiare i rapporti di forza e di conseguenza l'economia, passando dal bene-avere al bene-essere». Serge Latouche pone l’accento su come «La modernità sia talmente subdola da averci cambiato le coscienze: oggi siamo convinti che si possa arrivare a una crescita infinita, vivendo però in un pianeta finito. Questa è la visione di un mondo artificiale, che non può e non deve esistere. Invece di essere giardinieri del nostro piccolo mondo, siamo dei predatori». Che fare allora? «Decrescere, che non significa tornare indietro ma reinventare un'esistenza difendendo i beni comuni. Solo così ritroveremo un rapporto sano con la natura e con il cibo». Raj Patel si è soffermato sul diritto al cibo, riconosciuto come fondamentale per l'uomo: «La difesa dei commons - i beni comuni - è l'unica risposta possibile, non sono utopie, basta guardare le tradizioni millenarie delle popolazioni indigene che vivono in armonia con la natura e hanno raggiunto livelli di conoscenza impensabili. La sovranità del cibo è il modo attraverso il quale può riaffermarsi una democrazia che non dimentichi nessuno, a cominciare dalle donne. Il nostro carburante sarà il piacere e raggiungeremo le stelle!». Riportando alcuni dati sulla malnutrizione (1 su 6 dell'intera popolazione mondiale), Daniele Giovannucci ha ricordato che pochissime legislazioni nazionali hanno recepito il principio sancito dall’Onu che afferma il diritto al cibo come fondamentale: «Difendere il diritto al cibo significa garantire il diritto stesso alla vita». Angelo Consoli si è soffermato sul rapporto tra cibo ed energie: «La nostra energia non è né buona né pulita né giusta, perché a oggi è incompatibile con il nostro ecosistema, basti pensare ai recenti disastri ambientali. C'è una parte del mondo che consuma troppe energie e l'altra parte che ha invece consumi bassissimi. È chiaramente un sistema sbilanciato. Esistono dei monopolisti che continuano a raccontare la favola delle energie rinnovabili: la loro non è una scelta etica, ma la ricerca dell'ennesima speculazione». Vandana Shiva richiama il manifesto sulle conoscenze tradizionali: «I colonizzatori pensavano di distruggere ogni legame con il passato, appiattire le culture, e dunque conquistare non solo le terre ma anche le coscienze. Hanno stuprato la natura. Ma i popoli colonizzati hanno resistito e non si sono piegati. La terra per ogni indigeno è sacra, è un bene non assoggettabile a nessuna proprietà: è un bene di tutti. Nessuno può permettersi di brevettare la vita: non è umano. Occorre dire chiaramente che chi lo fa è un ladro di conoscenza. Se vogliono abbattere le nostre culture non staremo a guardare, resisteremo e vinceremo come hanno fatto i nostri antenati contro i colonialisti». Manfred Max-Neef ha delineato il paradosso dell'educazione moderna: «Oggi sappiamo molto, ma capiamo poco. Stiamo perseguendo un accumulo nevrotico e confuso di conoscenze. A cosa serve la conoscenza se non c'è comprensione? L'umanità si sta dimostrando molto stupida perché nonostante riconosca perfettamente di essere sulla cattiva strada, non ha il coraggio di cambiare direzione. Terra Madre è il sistema immunitario del pianeta che punta a sconfiggere la malattia stupidità». Chiude la cerimonia l’intervento di Carlo Petrini: «Dobbiamo perseguire il diritto al buono e al bello. È un diritto universale, la battaglia principale del nostro momento storico. Nessuno di noi può pensare di far soffrire la Terra. Trovo ci sia in noi molta più forza e consapevolezza rispetto alle passate edizioni. Un giovane ugandese ha detto una cosa straordinaria: "Bisogna smettere di dire che siamo poveri, perché l'Africa è ricca e presto lo dimostreremo, mettendoci in gioco”. Un primo passo della decolonizzazione del pensiero, teorizzata da Latouche, è considerare l'Africa il più ricco dei continenti: non si guardi al Pil ma ai volti e alle voci degli africani. Vi diranno: “Terra madre è fuori dal mondo, non è moderna, è passatista”. Invece noi siamo forti e determinati, convinti di essere il futuro e di voler cambiare la realtà. Siamo i veri anticorpi che, con il giusto tempo, risaneranno il corpo malato del pianeta». Proseguendo il suo intervento Petrini invita anche gli intellettuali a riflettere sul pensiero di questa straordinaria assise che si concretizza con le buone pratiche quotidiane: «I contadini sono gli intellettuali della terra e dei mari, sono pensatori capaci di concretizzare i loro saperi». Poi rivolgendosi direttamente alle donne e agli uomini di Terra Madre: «Abbiate il coraggio di sentirvi pari ai grandi pensatori perché in più avete il cuore e l'anima giusta per cambiare il mondo. Un ultimo favore: fate in modo che la rete entri in maniera profonda sui territori, date gambe alla nostra idea. Terra Madre non è solo l’appuntamento biennale di Torino, ma si vive tutti i giorni in ogni angolo del mondo con austera anarchia. Rafforzatevi e condividete la visione olistica del nostro pensiero. Ce l'hanno insegnato gli indigeni, gli unici capaci di andare a scavare nel fondo della nostra anima. Noi l'anima l’abbiamo venduta, loro la difendono. Il 10 dicembre è il Terra Madre Day, vivetelo con semplicità, sentitevi parte di una comunità. A festeggiare la Madre Terra non saremo solo quelli qui riuniti, ma oltre un milione di persone, in ogni angolo del mondo. Vivete quel momento con gioia e felicità». Suoni e danze da tutto il mondo hanno concluso Terra Madre 2010.