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Il sale marino della baia dellEtoile in Mauritania: tra loceano e il deserto

Con 754 chilometri di costa, la Mauritania è una delle zone di pesca più ricche del mondo, grazie a un ecosistema litorale dotato di una vastissima biodiversità. Tuttavia, la pesca industriale e intensiva, destinata principalmente all’esportazione, minaccia la pesca locale artigianale. La tutela e la valorizzazione di prodotti locali e la sensibilizzazione della popolazione a consumi più consapevoli rappresentano quindi una grande sfida per l’economia, le competenze tradizionali e la cultura alimentare del paese. Per questo Slow Food, l’Ong locale Mauritanie 2000 e l’associazione francese dei produttori di sale Univers-Sel, si sono uniti ai pescatori e ai piccoli produttori per valorizzare la produzione di bottarga di muggine e produrre sale di qualità.

 

La lavorazione del pesce rappresenta una parte importante dell’industria mauritana e il sale è un ingrediente fondamentale nei processi di essicazione e fermentazione. Quasi tutto il sale utilizzato però, è importato o proviene da miniere e bassifondi insalubri, mentre le coste mauritane forniscono un ambiente ideale per la produzione di sale marino di qualità.

 

Proprio per questo, nel febbraio 2014, è stato lanciato dai tre partner il progetto di salicoltura solare a Nouadhibou (Sa.Sol.No.), per sviluppare la produzione artigianale di sale marino di qualità. La salina è ampia 2 ettari e si trova nella Baia dell’Etoile, in un’area marina protetta, ma soggetta a tempeste di sabbia, le baglalia in lingua hassanyya, che impediscono la produzione di sale da febbraio a giugno.

 

Dopo oltre un anno di sperimentazione con quattro donne produttrici, che attualmente formano le 45 produttrici che lavorano sul sito, è stato organizzato un incontro a Nouadhibou per parlare dell’importanza della qualità del prodotto e dell’organizzazione dei produttori. Attraverso la presentazione del manuale illustrato di buone pratiche che ripercorre le fasi principali della lavorazione del sale marino di qualità e dell’etichetta narrante che ne racconta l’identità, i produttori hanno potuto prendere coscienza della particolarità del loro sale. «Conoscere il sale e prendersi cura del suo confezionamento, valorizzando sull’etichetta i metodi di produzione è un valore aggiunto per la vendita!» afferma una produttrice. All’incontro ha partecipato l’intero gruppo e le vivaci discussioni, tenute nelle tre lingue delle principali etnie – hassanyya, soninké e pulaar – hanno dimostrato il forte interesse delle produttrici. La sfida: affrontare le difficoltà meteorologiche, economiche e logistiche per diffondere il sale marino di qualità sul mercato locale.

 

Mariem Daoud, responsabile di Mauritanie 2000 a Nouadhibou ha dichiarato che «questo progetto è innovativo. In Mauritania c’è una grande domanda di sale, soprattutto per la lavorazione del pesce essiccato, per la panificazione e per il consumo delle famiglie, ma nessuno oggi lo produce di qualità. È proprio questo che ci differenzia sul mercato da un prodotto di poco valore!».

 

Aminata, una giovane produttrice, conferma: «Produco sale davanti a casa mia, nel centro del villaggio, da quando ho 10 anni, per sopravvivere. Spero di poter guadagnare un po’ di più vendendo questo sale di qualità e per questo sono pronta ad affrontare tutti gli sforzi necessari, anche se la salina è più distante». E aggiunge: «Da sola non avrei mai avuto l’idea di unire le nostre forze. Fare un unico prezzo ci permetterà di essere più incisive con i consumatori. Dobbiamo aiutarci invece di essere concorrenti uno dell’altro!».

 


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