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La pesca, la bottarga e il sale della Mauritania sbarcano a Expo

Dalla pesca, alla trasformazione del prodotto ittico in bottarga fino alla produzione di sale di qualità a Nouadhibou. Nello Slow Food Theater pescatori artigianali, produttrici di sale e di bottarga di muggine raccontano una filiera sostenibile, che valorizza il territorio e consente di creare redditi adeguati per i produttori…

 

Archivio Slow Food, le produttrici di sale di Nouadhibou.

 

In Mauritania, la piccola pesca è minacciata da un sistema perverso: le flotte industriali, spesso straniere, razziano il mare ricco e pescoso a discapito delle comunità locali dove il pesce viene trasformato e non solo è fonte fondamentale di sostentamento, ma anche di reddito. Per far fronte a queste difficoltà Slow Food, l’Ong locale Mauritanie2000 e l’associazione francese dei produttori di sale Univers Sel, si sono uniti per valorizzare la trasformazione della bottarga con il Presidio della bottarga di muggine e dando vita a un progetto di salicoltura solare a Nouadhibou.

 

Il Padiglione Slow Food a Expo ha ospitato presso lo Slow Food Theatre, nel pomeriggio di lunedì 18 maggio, un incontro con Sid Ahmed Abeid, presidente della federazione nazionale della pesca artigianale in Mauritania, El Beigue Ahmednah, trasformatrice di bottarga e Boly Ba, produttrice di sale per parlare proprio della tutela, della valorizzazione e dell’uso sostenibile delle risorse marine, in particolare illustrando le attività e gli obiettivi dei pescatori e delle donne Imraguen.

 

bottarga_mauritaniaPh. Paola Viesi, le produttrici Imraguen di bottarga di muggine.

 

«Mentre un tempo erano solo due le comunità ancestrali degli Imraguen che praticavano la pesca artigianale» ha affermato Sid Ahmed Abeid, «oggi tutta la Mauritania pratica la pesca: essa rappresenta almeno l’80% del lavoro del paese. Il litorale è molto ampio, sono oltre 700 km di costa, e stanno per essere inaugurati alcuni porti. La tutela e la valorizzazione di questa attività, oltre alla sensibilizzazione della popolazione al consumo di prodotti locali sono quindi molto importanti per il nostro futuro e per questo sono fondamentali anche la sinergia tra pescatori e associazioni oltre che le formazioni che organizziamo per i pescatori e le donne che lavorano il pesce».

 

Infatti sono proprio le donne le vere protagoniste della trasformazione del prodotto ittico. «Siamo circa 280 donne che lavorano la bottarga» ha spiegato El Beigue. «Acquistiamo il pesce dai piccoli pescatori e trasformiamo le uova di muggine col sale marino di qualità di Nouadhibou, risultato dal progetto Sa.Sol.No, ancora in fase sperimentale. Il gemellaggio con i pescatori di Orbetello è stato uno dei momenti più importanti del nostro percorso: con loro abbiamo appreso alcune tecniche di lavorazione e le modalità di conservazione e vendita. Oggi, abbiamo un buon mercato in Europa e il nostro progetto sta crescendo attraverso il miglioramento dell’intera filiera di produzione».

 

manuale_sale.indd

Il sale è uno degli ingredienti cardine nei processi di trasformazione e nelle preparazioni della cucina locale. Quasi tutto, però, è importato o proviene da miniere e bassifondi insalubri, mentre le coste mauritane forniscono un ambiente ideale per la produzione di sale marino di qualità. Creare saline locali e formare un gruppo di salinari che potessero produrre un sale artigianale di qualità nella regione di Nouadhibou era l’anello mancante per chiudere il lavoro sull’intera filiera. In collaborazione con Univers Sel, Ong francese creata dai salinari che producono uno dei sali più famosi del mondo, il sel de Guérande, sono stati fatti corsi di formazione per le donne ed è stata costruita una salina di circa due ettari nella Baia dell’Etoile, un’area protetta 10 chilometri a Nord della città portuaria di Nouadhibou.
«Dopo una prima fase sperimentale» ha spiegato la produttrice Boly Ba, mostrando il nuovo manuale illustrato realizzato per i produttori «oggi ci sono ben due centri di trasformazione della bottarga e 50 produttori, perlopiù donne, che lavorano nella salina. Durante Terra Madre il nostro sale è stato confrontato con il sale di altri paesi africani ed è risultato il migliore: è stata una grande soddisfazione e una sorta di premio per l’impegno messo nella produzione».

 

di Annalisa Audino


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